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Fonte: redazione dirittoegiustizia.it

Pronunciandosi sul ricorso di un cittadino milanese che agiva nei confronti del Comune di Milano e Regione Lombardia per ottenere il risarcimento del danno subiti per il mancato rispetto dei limiti di inquinamento, la Cassazione ha offerto un’analisi completa del riparto di giurisdizione in materia di danno ambientale.
Protagonista della vicenda giunta fino ai Giudici della Suprema Corte è un cittadino milanese, che agiva in giudizio nei confronti del Comune e della Regione Lombardia per ottenere la loro condanna al risarcimento dei danni subiti a causa del mancato rispetto dei limiti di inquinamento fissati dal d.lgs. n. 155/2010 a tutela della salute umana. A sostegno della propria domanda esponeva che l’inquinamento atmosferico di Milano superava ampiamente i limiti consentiti da suddetto provvedimento e avevano a lui causato diverse patologie dell’apparato respiratorio. A sostegno della domanda deduceva altresì che i sintomi da lui riportati miglioravano durante i fine settimana, quando lo stesso si allontanava dalla città per passare il weekend in una città di mare. La causa veniva iniziata avanti al Tribunale ordinario di Milano, che tuttavia dichiarava il proprio difetto di giurisdizione in favore del giudice amministrativo. Riassunta la causa avanti al TAR Lombardia, il Tribunale amministrativo sollevava a sua volta conflitto negativo di giurisdizione e dichiarava che la stessa si sarebbe dovuta individuare secondi il criterio del petitum sostanziale e nel caso di specie veniva chiesto il risarcimento del danno per lesione del diritto alla salute.