fonte: Redazione | dirittoegiustizia.it
La Suprema Corte con la sentenza n. 28244 de
positata ieri, ha condannato la società ferroviaria per il maxi-ritardo durato quasi un intero giorno a causa del maltempo lasciando i passeggeri senza adeguata assistenza.
La tratta da percorrere era la Roma Termini-Cassino e ci sono volute quasi 24 ore a coprire il tragitto. Il fatto è avvenuto nell’inverno del 2012 e vede protagonista una donna che, mettendosi in viaggio sul treno regionale, rimaneva bloccata sullo stesso per il tempo lunghissimo di quasi un’intera giornata a causa del maltempo, senza ricevere alcuna assistenza. Al termine dell’esperienza patita, la passeggera si rivolgeva al giudice di pace locale che condannava Trenitalia al rimborso del biglietto (poco più di 5 euro) più 400 euro come risarcimento per il subito “danno esistenziale”. Verso tale pronuncia proponeva appello la società, deducendone l’insussistenza, ma l’impugnazione veniva respinta.
Si arriva dunque in Cassazione con la società ricorrente che sottolinea la non imputabilità dell’inadempimento delle «obbligazioni di assistenza ai passeggeri in caso di ritardo superiore ai sessanta minuti, a fronte dell’impossibilità sopravvenuta della prestazione per evento fortuito a causa di forza maggiore». La Corte di Cassazione stabilisce a riguardo che il Tribunale, anche richiamando la decisione di prime cure dove constatava «l’oggettività del ritardo di quasi ventiquattro
